Cecilia Deganutti

CECILIA DEGANUTTI

(26/10/1914 – 4/4/1945)

 

Redazione a cura della classe 2CALB. Coordinamento della prof.ssa Ilaria Pezzolla

 

“Sai chi sei? Sai a cosa sei chiamata? Per cosa vale la pena vivere e morire? Che cosa è giusto fare? Rompere con clamore o resistere in silenzio nel quotidiano. Tuffarsi al centro del campo di battaglia o restare ai margini-parete, pilastro, confine, protezione; grembo e custode del dolore degli altri.

O entrambe le cose? Invisibile o sfrontata, mani impeccabili o spellate, sporche d’inchiostro o di farina, mitra in spalla o in casa a dar di pedale sulla macchina da cucire. In quanti modi puoi lottare? Chi vuoi essere? Dentro quali sguardi ti muovi? Sei madre? Ti senti madre? Potresti uccidere? E dare, invece la vita?

(“Dare la vita”: le stesse parole per significare il mettere al mondo qualcuno e l’esser pronta a morire). Essere donna è avere la guerra dentro, sempre, da sempre. Cosa farai nei conflitti là fuori? Come scriverai il tuo nome nel libro grande della storia della vita?”

 

B. Tobagi, La resistenza delle donne

 

Nota biografica Cecilia Deganutti

Cecilia Deganutti è stata una partigiana italiana, nata il 26 ottobre 1914 a Udine e morta il 4 aprile 1945 a Trieste. È stata insignita della Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria e della Medaglia d'oro della Croce Rossa Italiana.

 

Cecilia è cresciuta in una famiglia di umili origini, con un padre artigiano e una madre casalinga. Fin da giovane, ha mostrato una forte personalità e un grande senso di giustizia, l’hanno portata a impegnarsi nella lotta contro il fascismo.

 

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Cecilia si unì alla Resistenza italiana, militando nelle Brigate "Osoppo-Friuli". Svolse compiti di informazione e assistenza ai partigiani, utilizzando la sua posizione di crocerossina per muoversi liberamente e raccogliere informazioni.

 

Il 6 gennaio 1945, Cecilia fu catturata dalle SS tedesche a Udine e portata a Trieste, dove fu sottoposta a torture e interrogatori. Nonostante le sofferenze, non rivelò mai i nomi dei suoi compagni di lotta. Fu uccisa e bruciata nel forno crematorio della Risiera di San Sabba il 4 aprile 1945.

 

Cecilia Deganutti è ricordata come un simbolo della Resistenza italiana e della lotta contro il fascismo. La sua storia è un esempio di coraggio e dedizione alla causa della libertà

 

Uno speciale ringraziamento alla prof.ssa Nadia Mazzer (ANPI sezione di Udine), che ha contribuito alla formazione degli studenti.

   

CECILIA DEGANUTTI UN’EREDITÁ DI LUCE

Monologo ispirato alla figura di Cecilia Deganutti e al suo impegno nella Resistenza friulana

Questo monologo nasce dal progetto “Donne e Memoria” e prova a entrare negli ultimi istanti di vita di Cecilia Deganutti, partigiana friulana medaglia d’oro al Valor Militare, uccisa alla Risiera di San Sabba il 4 aprile 1945. Più che ricostruire i fatti, il testo cerca la voce: quella di una donna di 30 anni che, tra torture e solitudine, trasforma la paura in scelta. La figura di Cecilia è raccontata proprio nel momento estremo quando la sua vita diventa un’eredità di luce per chi viene dopo.

 

All’ inizio ero orecchio.

Passi pesanti e parole urlate nell’orma della violenza.

All’inizio ero occhio.

Una stanza sporca, piccola, umida, buia.

Alla fine ero io. Ero solo io. Orecchio, occhio. Corpo.

Mi chiamo Cecilia e ho paura.

Sono stata guerra per sbandierare la pace.

Mi aggrappo a una stella. Sono sola. Ho freddo.

Stanotte il mondo è dentro me. Sono i battiti del creato.

Sono l’alba che accende la forza, mi spalmo del primo raggio di giallo, divento carezza di sole. Sono radice, affondo i piedi nella terra ferma e non tremo più. Resto salda e leale. Divento vento e respiro. Ripiegata in me, non piego a loro. Nell’ orma della guerra sono diventata urlo di pace e combattente per i diritti, l’unica parte della storia da cui schierarsi. L’unica verità che morendo incarno.

Sono un frammento di storia in una storia più grande di me e ho scelto la differenza. La differenza di scegliere, la decisione che, nonostante la morte ha dato la vita, un germoglio d’esempio per chi, come me ha creduto di cambiare il corso degli eventi a favore dell’umanità.

Ed io ho creduto, ho creduto con le azioni, fino all’ultimo anche quando il mio cuore palpitava di paura, quando ad ogni scatto di pedale ho pensato che fosse finita e ancora non lo era, quando mi aggiravo nell’ombre per consegnare messaggi. Sono il cuore del mondo che urla il suo dolore primitivo.

Sono la soglia del non vissuto. Le rughe non solcheranno mai il mio volto. Per sempre giovane. Per sempre Cecilia. Per sempre donna.

Ho paura mentre mi colpiscono, con forza brutale. Colpi secchi e sordi, duri. Ho paura mentre sanguino silenzio. Ho paura mentre mi stringo alle ginocchia. Mi sputano addosso il gelo dell’odio. Sono parole non dette per continuare a proteggere, a mutare il loro schianto in silenzio di custodia. Una memoria che difende, protegge e sigilla. Sono una preghiera disperata di salvezza, un sacrificio per un’eredità di luce. Io sono Cecilia, oggi e per sempre sarò un dono, negli occhi ho un profumo di speranza e di futuro.

 

BIBLIOGRAFIA

B. Tobagi, La resistenza delle donne, Einaudi

F. Fabbroni, Donne e ragazze nella resistenza in Friuli-Quaderni della Resistenza

SITOGRAFIA

https://www.anpi.it/biografia/cecilia-deganutti

https://it.wikipedia.org/wiki/Cecilia_Deganutti

https://biographycentral.com/biography/cecilia_deganutti